Architettura industriale: il nuovo connubio tra magazzini e paesaggio

Il capannone industriale, sede per lo più di grandi magazzini aziendali, è diffuso in tutta Italia, indifferentemente da nord a sud, in particolar modo nelle campagne e nelle zone limitrofe cittadine. Sono per lo più grandi edifici di forma quadrata o rettangolare, che hanno avuto negli anni, un forte impatto paesaggistico, degradando il contesto delle aree in cui sorgevano e di quelle immediatamente circostanti.

Mitigazione ambientale delle costruzioni

Finora le cosiddette zone industriali sono state concepite come un susseguirsi di capannoni più o meno simili, ognuno dei quali munito di grandi porte, a seconda dello scopo di utilizzo, come può essere una porta industriale a libro o una sezionale, tutti esteticamente impattanti col paesaggio circostante. Proprio l’attenzione al paesaggio che si sta sviluppando negli ultimi anni, sta portando ad un nuovo modo di intendere le costruzioni industriali, rapportandoli al contesto secondo criteri qualitativi, e non solo di quantità e praticità. Nasce da qui il concetto di mitigazione, cioè di inserimento dell’edificio in un’area con il minimo impatto.

Le costruzioni costruite seguendo queste indicazioni ultimamente riguardano le nuove tipologie industriali, come termovalorizzatori, centrali energetiche, o centri di stoccaggio automatizzati, quindi edifici a grande scala.

L’esempio del magazzino automatico Predali

magazzino fili erba pedraliUn esempio è il magazzino automatico Predali, che riesce a stoccare più di 17.000 pallet in un’area cinque volte minore di quella tradizionale, occupando come struttura edificata, quindi, un’area molto più piccola.

Le dimensioni del magazzino sono state generate matematicamente a priori tenendo conto dei dati, attuali e futuri, provenienti dal settore del volume di produzione fino al quello delle richieste dei fornitori. La struttura è composta da macroscaffalature portanti che sostengono la copertura in panelli coibentati in colore alluminio, simili a quelli delle facciate. Lungo tutta questa superficie esterna tanti elementi estrusi, realizzati con profilati di alluminio, che generano un disegno visivo di linee verticali ed oblique, come dei giganteschi “fili d’erba”, da cui prende il nome dell’edificio. L’intento è quello di progettare in base alla pelle, all’estetica dell’edificio, rendendolo in sintonia con l’ambiente circostante, come se vi fosse immerso lentamente, seguendo il concetto di mitigazione ambientale, grazie a quei pannelli color alluminio che riflettono i colori cangianti del cielo e della natura circostante.

Il tutto progettando un edificio ultramoderno anche internamente, totalmente robotizzato, con dei trenini interni che collegano lo collegano con gli edifici esterni preesistenti, navette autosterzanti, robot trasportatori che si muovono in verticale e in orizzontale lungo le macroscaffalature  In questo modo il magazzino diviene esempio anche un’efficienza di logistica e di gestione all’avanguardia.

Un esempio di nuova architettura industriale, che speriamo abbia seguito, con ulteriori sviluppi e studi, per integrare sempre più costruzioni artificiali e natura.

 

 

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