L’evoluzione delle ricette nel tempo

L’arte culinaria è stata profondamente influenzata nei secoli dagli avenimenti storici.
Fino al XIX secolo ci si cibava di ciò che la terra aveva da offrire. Agricoltura e allevamento nei piccoli villaggi erano la fonte di sostentamento quotidiana e questo è il motivo per cui le ricette della tradizione sono strettamente legate a prodotti locali.

La presenza delle materie prime a disposizione era legata in primo luogo al clima e secondariamente alla conoscenza dei prodotti. Il clima determina fortemente le colture possibili in una determinata area geografica e il tipo di allevamento praticato mentre la ridotta o assente capacità di viaggiare, comparata al mondo odierno, rendeva quasi impossibile l’importazione di prodotti nuovi, tipici di zone diverse.

Pur avendo oggi potenzialmente accesso a cibi provenienti da tutto il mondo, rimane viva una fortissima impronta della cucina tradizionale. Basti pensare a come le regioni del sud Italia utilizzino prevalentemente olio d’oliva nelle ricette di ogni giorno, mentre al nord è ancora molto comune l’uso del burro.

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Storia antica delle ricette

Tra gli avvenimenti che hanno influenzato l’evoluzione delle ricette nel tempo, uno dei più importanti è stata sicuramente la scoperta dell’America nel 1492.

Di ritorno dal Nuovo continente, Colombo, Vespucci e i pionieri che seguirono importarono in Europa prodotti nuovi che oggi sono ogni giorno sulle nostre tavole. La patata, il mais e persino il pomodoro, onnipresente sulle tavole italiane, erano del tutto sconosciuti fino a quel momento.

Naturalmente per diversi secoli questi prodotti esotici facevano capolino soltanto nelle cucine delle famiglie reali e dell’alta nobiltà. È qui che sono nate ricette complesse e strutturate come i grandi arrosti e tutta la pasticceria francese.

La rivoluzione industriale e l’avvento di treni a vapore e automobili ha permesso poi la diffusione di conoscenza, cultura, cibi e ricette. I nobili non erano più gli unici a viaggiare, si diffuse il turismo e il trasporto di merci rese possibile l’esportazione di alimenti nuovi un po’ ovunque.

Il XX secolo

Le grandi guerre imposero uno stop alla diffusione di ricette e cultura culinaria. Il cibo scarseggiava e le importazioni non erano possibili. In particolare durante il fascismo vigeva ed era strettamente raccomandato uno stile di vita frugale, dove l’imperativo era essere indipendenti rispetto ai paesi esteri.

Prodotti e ricette locali erano quindi le uniche abitudini concesse.
Con il benessere diffusosi dopo la seconda guerra mondiale, invece, tornarono sulle tavole i cibi più ricchi, le spezie, la carne e una grande varietà di alimenti, ora più facilmente accessibili.
Le ricette divennero più varie e ricercate, la pubblicità (prima cartacea, poi via radio e televisione) fece il resto.
Le ricette delle diverse regioni italiane e di altri paesi europei, come Spagna e Francia iniziarono a diffondersi sulle nostre tavole, anche grazie agli chef che viaggiavano per apprendere tecniche nuove.

Pubblicazioni

Già nel 1929 fu pubblicato il primo numero di La Cucina Italiana, ma a quel tempo la rigidità del fascismo e la scarsa capacità economica dei più non permisero la sua diffusione.

Del 1900 è invece la nascita della Guida Michelin, seguita nel 1912 dal Club dei Cento, entrambi destinati ai turisti del primo Novecento.

A partire dagli anni ’50 queste pubblicazioni, ormai esistenti da decenni, si diffusero su larga scala anche grazie all’aumento dell’alfabetizzazione e del potere economico.

Ai giorni nostri tutti i media sono permeati da rubriche e programmi dedicati alla cucina. Ciò che è cambiato è la maggiore attenzione alla salute e alla linea, unito alla necessità di preparare piatti più veloci, talvolta a partire da alimenti precotti o semilavorati.

Fonte: Star

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