Il grandissimo Diego Armando Maradona

Quando di dice Maradona si dice sport e calcio,sono due cose inseparabili una dall’altra, si richiamano a vicenda.

Maradona è stato, ed è tutt’ora dopo quasi 17 anni dal suo ritiro, un autentico mito assoluto, la sua fama va ben oltre il campo da calcio.  E’ conosciuto da tutti, in ogni angolo sperduto del pianeta, anche da persone che non hanno mai visto una partita di pallone in vita loro.

Ma ovviamente l’essenza del suo essere mito vi si trova soprattutto tra tutti quelli che l’hanno visto in azione; tra quelli che con lui hanno gioito, che l’hanno intensamente amato,che con lui hanno pianto di gioia, come anche di dolore; si perché Diego è stato un po tutto questo, è stato grandissimo in campo come grandemente irresponsabile in tante sue vicende che l’hanno colpito e segnato nella vita.

Questa sua continua altalena fra i successi dentro il prato verde e le sconfitte, talvolta anche amare che a provato, sopratutto al di fuori del rettangolo di gioco, lo hanno segnato nel profondo.

Quelli che l’hanno veramente amato hanno vissuto tutto di lui, anche la parte più spiacevole e con lui hanno sofferto e sono stati partecipi dei sui vari stati d’animo, Maradona è stato come una “telenovela” infinita, durata molti anni; che ha avuto parti più elevate e altre meno, ma che ha tenuto sempre gli spettatori avvinghiati ad essa; che ha diviso i suoi seguaci dai suoi detrattori; una telenovela che per molti versi deve ancora finire.

La sua vera grandezza come giocatore non è stata tanto solo nei goal segnati o nei trofei vinti, in quell’ottica ci sono stati e ci saranno ancora molti altri che faranno meglio di lui, Maradona è stato di più di tutti gli altri per la sua classe sopraffina,  per quella sua tecnica irraggiungibile che col piede sinistro gli faceva fare tutto quello che voleva e per il suo carisma innato. Diego in campo era letteralmente la luce per la sua squadra, i suoi compagni tenevano sempre d’occhio dove era, lui per loro era sempre il punto di riferimento e Maradona era ben lieto di questo. In campo non si è mai tirato indietro, ha accettato tutte le battaglie e come un grande generale attirava sempre contro di se tutte le forze e gli sguardi del nemico avversario, lui fungeva da parafulmine per i suoi e faceva sempre in modo di dividere i meriti con loro quando si conquistava qualche successo.

Le sue continue metamorfosi tra il dottor Jekyll in campo e il mister Hyde di tutto il resto della sua esistenza, hanno, se possibile, ancor più rafforzato la sua immagine eterna;il fascino della contrapposizione, del bianco e nero, del buio e della luce,questo suo essere duale; tanto forte quando giocava e tanto debole in tutto il resto hanno aiutato.

Molti ritengono, che senza tutti gli eccessi fuori dal campo sarebbe stato un giocatore ancora migliore di quello che è stato;può darsi, ma tutto quello che era in campo, era anche una conseguenza di quello che faceva fuori; è stato un “outsider” Diego,fin dalla prima infanzia, dove nato da famiglia poverissima ha dovuto combattere contro tutti e tutto per venire fuori, per farsi notare in mezzo a tanta miseria e tante difficoltà.Madre natura sicuramente l’ha dotato di mezzi calcistici impareggiabili, ma lui ci ha messo molto del suo,si, perchè Diego è una persona tenace che ha lottato fin da piccolo e si è impegnato dedicandosi anima e corpo a quel sogno che aveva le fattezze di una palla rotonda inizialmente rivestita solo di stracci.

Il calcio indubbiamente è un gioco corale,e nelle storia abbiamo avuto tanti giocatori che si elevavano facendo sentire più in alto i loro assoli;tutti però facevano parte di un coro,uno solo è stato il coro stesso.

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